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Traduzione in L.I.S. 2 Didattica
(è necessario disporre di Flash versione 8)
Villa della Regina riapre al pubblico
ORARI
PERIODO INVERNALE (dicembre-febbraio)
Lunedì chiuso
dal Martedì alla Domenica 9.00 – 16.00
(marzo-novembre)
Lunedì chiuso
dal Martedì alla Domenica 9.00 – 18.00
MODALITA’ DI INGRESSO
L’ingresso è gratuito.
E’ possibile entrare in Villa fino ad un’ora prima della chiusura.
I visitatori disabili possono mettersi in contatto con il Corpo di Guardia chiamando lo 011 8195035 o citofonando all’ingresso per poter parcheggiare l’auto all’interno del cortile.
I gruppi e le scuole possono organizzare la loro visita dal martedì al sabato mattina inviando una mail all’indirizzo: villadellaregina@artito.arti.beniculturali.it
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La storia della Villa
Il complesso di vigna e giardini denominato “Villa della Regina” fu costruito sulla collina torinese sul modello delle ville romane dal principe cardinale Maurizio di Savoia, figlio del duca Carlo Emanuele I, all’inizio del Seicento (documentazione tra il 1615 e il 1622).
A partire dal 1657 la moglie Ludovica (sposata nel 1642) ne ampliò fabbricati e giardini, aggiornando decorazioni e arredi.
Nel 1692 la Vigna passò, per legato testamentario di Ludovica, ad Anna d'Orléans, moglie di Vittorio Amedeo II duca di Savoia, che dispose importanti interventi in quella che, dopo l’assunzione del titolo regio, sarà chiamata Villa della Regina.
Con la guida di Filippo Juvarra e poi di Giovanni Pietro Baroni di Tavigliano, si ridefinirono spazi e rapporti con il giardino. L'arredo e le decorazioni, opera dei pittori della corte da Daniel Seyter a Claudio Francesco Beaumont e delle équipes di stuccatori luganesi, furono aggiornati. Juvarra coinvolse i grandi artisti chiamati a lavorare nei cantieri regi della capitale del regno da lui diretti: Giovanni Battista Crosato, Corrado Giaquinto, Giuseppe Dallamano, Giuseppe Valeriani, Filippo Minei e collaboratori affiancati dalle botteghe di Giovanni Francesco Fariano e di Pietro Massa.
L'unitarietà d’impianto, mantenuta sin dal progetto iniziale, di "Vigna" con la villa al centro di giardini all'italiana con padiglioni aulici, grotte, giochi d'acqua e completata da orti, bosco e vigneto, fu conservata anche con la perdita di funzione di villeggiatura reale e con il passaggio nel 1868, per dono di Vittorio Emanuele II, all'Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari.
Nel corso del Novecento la mancata manutenzione del delicato equilibrio tra le architetture e i giardini, parziali demolizioni, danni di guerra e interventi impropri compromisero lo straordinario complesso.
L’abbandono di edifici e giardini seguito alla soppressione dell’Istituto nel 1975 determinò un degrado che gli isolati interventi, condotti attorno al 1980 con fondi statali, non arrestarono. L’intera proprietà fu rapidamente dimenticata e, fisicamente, cancellata dal panorama cittadino, soffocata dalla vegetazione infestante e resa inagibile per il peggioramento dello stato di conservazione dei fabbricati, delle decorazioni e del verde che, gradualmente, determinarono una situazione prossima al collasso.
Nel 1994 con la consegna alla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte, istituto periferico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è stato avviato il Progetto Generale di restauro e riuso del compendio demaniale definito e approvato nel 1997.
I complessi interventi di restauro architettonico, storico-artistico e botanico, realizzati con fondi statali, di enti e privati (1997-2006), hanno ristabilito la situazione conservativa di edifici e giardini e la stretta connessione del Compendio con la città: Villa della Regina costituisce nuovamente il fondale scenografico di Torino oltre il Po, secondo il progetto sei e settecentesco e, dall’agosto 2006, è aperta al pubblico.
* Il logo di Villa della Regina è stato realizzato nel 2000 grazie al finanziamento della Consulta per la valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino che, d’intesa con la Soprintendenza, ha scelto il progetto di Massimo Venegoni.
** La traduzione nella Lingua Italiana dei Segni (L.I.S.) è stata realizzata grazie al generoso finanziamento del Premio Letterario Inner Wheel.

