Ambienti

Il Medagliere

La sala oggi detta del Medagliere si trova, nel percorso di Palazzo Reale, dopo la Sala della lacche cinesi e prima della Galleria Beaumont: nel Settecento era detta Gabinetto de’ Fiori e presentava sulla volta una decorazione di Claudio Francesco Beaumont, sulle pareti un rivestimento di legno e di specchi (le cui tracce sono state ritrovate durante i restauri del 1998 sotto la tappezzeria che rivestiva le pareti) e sulle sovrapporte delle tele di Rapous con putti e fiori.
Nel 1836 Carlo Alberto decide di rinnovare l’ambiente e chiede a Pelagio Palagi di progettare una nuova decorazione e un nuovo arredo destinato a raccogliere la ricca collezione di monete, medaglie e sigilli di proprietà dei Savoia. La volta viene completamente ricostruita e decorata con stucchi eseguiti da Diego Marielloni su progetto di Pelagio Palagi; le pitture, eseguite su una preparazione a gesso, sono di Pietro Ayres di Savigliano e rappresentano al centro della volta Minerva tra Apollo e Mercurio, nei quattro ottagoni agli angoli le Quattro parti del Mondo e intorno, in sedici riquadri esagonali, le Muse e alcune figure allegoriche.
Molto complesso è il progetto dei mobili destinati a raccogliere le monete, le medaglie e i sigilli. Da alcuni disegni originali conservati nella Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio a Bologna, risulta che Pelagio Palagi aveva proposto a Carlo Alberto due versioni della stessa vetrina: una più bassa e chiusa e l’altra più alta con un tempietto a vetri nella parte superiore. Carlo Alberto deve aver scelto quest’ultima perché le prime vetrine eseguite da Gabriele Capello detto il Moncalvo, poste ai lati delle porte, riprendono questo disegno: la parte inferiore che si apre con due sportelli presenta dodici alti cassetti, destinati a contenere i sigilli; la parte mediana sorretta da sei pilastri con capitelli in bronzo si apre con due sportelli laterali e con un asse centrale mobile e presenta all’interno numerosi cassetti, destinati a raccogliere le monete e le medaglie; la parte alta a forma di tempietto, con sei colonne dotate di capitelli in bronzo che sorreggono un cornicione con timpano triangolare, si apre come un libro e presenta uno spazio vuoto destinato in un primo momento a raccogliere vasi “etruschi”, come venivano chiamati allora i vasi dipinti anche se di produzione greca o dell’Italia meridionale. Ed è proprio la decorazione “etrusca” a palmette che viene ripresa nei mobili, nelle tarsie di legno di sandalo di color scuro su fondo giallo chiaro in legno di acero. La stessa decorazione si ritrova nella bellissima porta che dà accesso al Salotto delle lacche cinesi, eseguita sempre da Gabriele Capello.
In un secondo momento (dal 1843 al 1846) vengono aggiunte altre quattro vetrine ai lati delle finestre, formate da una parte inferiore chiusa e da un alto tempietto aperto, sorretto da quattro esili colonne con capitelli in bronzo che sostengono un cornicione e un frontone triangolare. Dato il poco spazio a disposizione all’interno della sala, gli sportelli inferiori e quelli superiori a vetri si aprono scorrendo sia verso destra che verso sinistra, secondo un sistema molto funzionale che indica l’attenzione di Palagi e di Cappello non solo per l’immagine estetica dei mobili ma anche per la loro funzionalità.
Intanto erano state aggiunte due vetrine a vetri sotto le finestre (1842) e due grandi “tavoli” al centro della stanza, con all’interno altri numerosissimi cassetti. Completano l’arredo sei sgabelli con le gambe decorate dagli stessi motivi a palmette (1838).
Le pareti della sala erano rivestite di una stoffa a fondo rosso scuro decorata con uccelli, di gusto orientaleggiante, disegnata da Pelagio Palagi e ancora conservata nel rivestimenti degli sgabelli. Al momento del restauro del Medagliere, nel 1998, le pareti sono state ricoperte da una seta cangiante nei due colori fondamentali presenti nella stoffa originale.
Le vetrine a tempietto contenevano in origine una selezione della collezione di antichità classiche e di oggetti preziosi appartenuta a Carlo Alberto. Gli inventari della fine dell’Ottocento ricordano una gran quantità di oggetti di arte decorativa di diversa epoca e di diversa provenienza: dai bronzetti e dalle terracotte provenienti dalla Sardegna, ai bronzi e agli avori di produzione indiana; dalle oreficerie medioevali agli smalti francesi di Limoges; dai cofanetti in metallo ai lavori in legno. Tutti questi oggetti erano stati raccolti per documentare i diversi materiali e le diverse tecniche esecutive nella produzione di quella che verrà chiamata, alla fine dell’Ottocento, “arte industriale”.
Questa sala, così complessa per la presenza della raccolta di monete, medaglie, sigilli e oggetti di arte decorativa, direttamente collegata attraverso una scala interna alla sottostante Biblioteca Reale secondo un progetto fortemente voluto da Carlo Alberto, col tempo perde la sua funzione all’interno del percorso dell’Armeria e del Palazzo Reale, tanto da venir smantellata al momento del riordino del museo negli anni 1969-1977. Le monete, le medaglie e i sigilli erano stati depositati nel 1958 presso il Museo Numismatico di Torino e gli oggetti esposti nelle vetrine erano da tempo passati a Palazzo Reale, dopo essere transitati per la Biblioteca Reale. I mobili ormai vuoti vengono quindi trasferiti al piano terreno di Palazzo Reale e nella sala vengono collocate quattro moderne vetrine costruite su disegno di Andrea Bruno, destinate a raccogliere una selezione delle armi orientali di proprietà dell’Armeria. Nel 1999, dopo alcuni anni di restauro, la sala del Medagliere è stata riaperta al pubblico con il recupero dell’arredo originale e l’esposizione di una selezione di oggetti nelle vetrine.

(elaborazione del testo di P. Venturoli, Gli ambienti, in L’Armeria Reale di Torino.Guida breve, Torino 2001)