Ambienti

La Galleria Beaumont

Dopo gli incendi del 1659 e del 1667 la vasta Galleria che univa per mezzo di un unico lunghissimo ambiente Palazzo Reale con Palazzo Madama viene ricostruita in diversi locali e tronconi: due stanze verso Palazzo Reale, quindi una Galleria della quale rimangono gli stucchi della facciata nord nell’intercapedine tra la Galleria Beaumont e il Medagliere, quindi il Rondò di collegamento e infine un altro tratto di Galleria fino a Palazzo Madama. Nel settore più ampio Filippo Juvarra decide nel 1733 di ricavare una Galleria di rappresentanza detta della Regina: del 24 giugno 1733 è l’istruzione per l’esecuzione degli stucchi della volta, opera di Pietro Filippo Somasso e Pietro Giuseppe Muttoni, aiutati dai figli Giovanni Antonio Somasso e Domenico Muttoni. Tutta la decorazione della volta è eseguita con eccezionale finezza su disegno di Filippo Juvarra ed è destinata ad accogliere le pitture ad olio su muro commissionate al pittore di corte Claudio Francesco Beaumont, che risulta già al lavoro nel 1738 e che prosegue la decorazione fino al 1743. Beaumont dipinge sulla volta le Storie di Enea a partire dal Medagliere, cioè secondo il percorso seguito dal re che proviene da Palazzo Reale.
Nel 1739 risulta già attivo per le sculture della Galleria lo scultore messinese Francesco Martinez, nipote dell’architetto Juvarra e giunto nel 1738 da Roma a Torino dove viene nominato scultore di corte. Attorniato da un gran numero di allievi e collaboratori (tra questi anche gli autori dei capitelli dello Scalone alfierano), esegue per la Galleria quattro grandi rilievi ovali con i Quattro elementi e per le due testate quattro statue con le Quattro stagioni; sempre di Martinez sono anche i camini e le consolles di marmo. I rilievi sono ora conservati nella sala dei Medaglioni della Regina a Palazzo Reale e le statue delle Stagioni, dopo essere state trasportate a Venaria nel 1753, sono collocate dal 1811 nei Giardini di Palazzo Reale. Queste sculture di gusto rococò con tutta probabilità non sono mai state collocate nella Galleria, dove avrebbero dialogato alla pari con l’architettura di Juvarra e con le pitture di Beaumont. Con tutta probabilità, secondo il progetto di Juvarra le pareti dovevano essere decorate con architetture dipinte in finti marmi, per le quali sono noti alcuni pagamenti dal 1740 al 1744 al decoratore Carlo Felice Bianchi, già attivo nello Scalone.
Il progetto di ristrutturazione e di decorazione delle pareti della Galleria è del 1763 e spetta a Benedetto Alfieri, come ci attesta un disegno autografo e datato: del 1764 sono i pagamenti per il completamento della Galleria, in particolare per l’acquisto di marmi da mettere in opera sulle pareti. Il disegno di Alfieri riproduce le sculture eseguite a Roma dai fratelli Ignazio e Filippo Collino: del 1760 è la statua della Beneficienza, mentre del 1763 sono le statue della Fortezza, della Rettitudine e dell’Affabilità, inviate da Roma dai due fratelli. Il progetto di Benedetto Alferi del 1763 disegna sotto le consolles figure di putti poste ai lati di vasi o di leoni, ad indicare forse la loro parziale presenza già ai tempi dei lavori diretti da Martinez. I putti furono scolpiti dai fratelli Collino e posti sotto le consolles solo nel 1773.
Le quattro grandi sculture sculture dei Collino, rappresentanti complesse figure allegoriche femminili, si inseriscono perfettamente nella nuova architettura alferiana, anzi spingono ancora in modo più deciso verso la corrente classicista allora vincente a Roma intorno all’ambiente del cardinal Francesco Albani.
Di poco posteriori, del 1766, sono i quattro rilievi ovali posti sopra i camini con Minerva e la Storia, L’Eroe incoronato dalla Fama, La città di Torino riceve dalla Fama le insegne della pace e del commercio e infine Minerva consigliera dell’Eroe, tutte opere sempre dei fratelli Collino, di un gusto ancora più decisamente classicista rispetto alle quattro figure allegoriche già ricordate.
Ai lati dei rilievi ovali vengono posti nel 1787 due rilievi di Giovan Battista Bernero rappresentanti una Scena di sacrificio e L’Arringa dell’eroe, e nel 1790 altri due rilievi sempre del Bernero con il Trionfo dell’eroe e La distribuzione dei premi ai soldati, che risentono fortemente dei modi dei Collino, ma dimostrano di conoscere anche la contemporanea scultura romana, in particolare gli stucchi di Francesco Carradori e Tommaso Righi presenti nelle rinnovate sale della Galleria Borghese.
La decorazione scultorea della Galleria viene terminata nel secolo successivo ad opera dello scultore Giacomo Spalla che esegue per i francesi quattro rilievi con le vittorie di Napoleone (oggi conservati a Stupinigi), sostituiti nel 1832 su commissione di Carlo Alberto da altri quattro rilievi con le più significative vittorie della dinastia sabauda: La battaglia di Torino del 1706, La vittoria dell’Assietta del 1747, La battaglia di Guastalla del 1734 e La battaglia di Authion del 1796. Queste sculture, ormai di uno stile completamente diverso e aggiornato non solo sui rilievi classici ma anche sulla riscoperta della scultura rinascimentale (è evidente la resa dello “stiacciato” dei fondi di paesaggio), si inseriscono comunque perfettamente sulle pareti della grande Galleria.
Non può valutarsi il progetto d’insieme senza tener conto che all’interno delle cornici in marmo delle pareti, accanto ai rilievi ovali e rettangolari in marmo, erano inseriti diversi e importanti dipinti, come ci documenta un inventario del 1822. Nei grandi spazi rettangolari centrali erano le tele di scuola veneta di Paolo Veronese e dei Bassano oggi conservate nella Galleria Sabauda e nei riquadri laterali sono documentati altri importanti dipinti, tra questi la Santa Margherita di Nicolas Poussin sempre alla Sabauda; le pareti ospitavano anche opere contemporanee, come la Morte di Polissena di Pecheux oggi nella cattedrale di Chambery.
Nel 1832 tutti i dipinti vengono trasferiti da Carlo Alberto a Palazzo Madama e la Galleria del Beaumont ormai vuota diventerà sede dell’Armeria Reale, inaugurata nel 1837. L’originale allestimento ottocentesco, fatto oggetto nel corso del tempo di sporadiche e parziali modifiche, viene smantellato nell’ambito di un importante intervento di riordino del museo, previsto fin dal 1951 e compiuto fra il 1969 e il 1977. Tutti gli oggetti, dopo essere stati attentamente selezionati per distinguere i pezzi autentici da quelli falsi o dalle integrazioni di restauro, sono disposti in nuove vetrine progettate da Andrea Bruno. Nonostante l’indubbio fascino, l’allestimento, che per ragioni di sicurezza nel frattempo era stato ampiamente modificato, non permetteva di cogliere l’aspetto storico del museo: di qui la decisione di recuperare la sistemazione ottocentesca della Galleria Beaumont, riaperta al pubblico nel novembre 2005 dopo avere ritrovato il suo fastoso volto romantico, con la sua brillante sequenza di cavalieri ed armature, le vetrine cariche d’oggetti e le pareti ornate di trionfali trofei d’armi.

(elaborazione del testo di P. Venturoli, Gli ambienti, in L’Armeria Reale di Torino.Guida breve, Torino 2001)